I prestiti personali sono detraibili? La questione invero è piuttosto complessa e merita di essere indagata a fondo. Non vi è infatti una risposta univoca a questo quesito, e preliminarmente possiamo dire che i prestiti personali sono detraibili solo in alcuni casi: per definizione, essendo questi finanziamenti non finalizzati ad esempio per il credito al consumo, ma erogati appunto per esigenze puramente individuali, per il fisco non dovrebbero fornire diritto a sconti di alcun genere.
Tuttavia vi è un solo caso in cui è possibile usufruire di agevolazioni dal punto di vista fiscale, ovvero detrarre gli interessi sui prestiti, ed è quando tali prestiti hanno a che fare con attività lavorative, e pertanto è indispensabile che i finanziamenti siano correlati all’acquisto di un bene finalizzato allo svolgimento della propria attività professionale.
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Detrazione fiscale, che significa?
Che cosa significa quando ci si riferisce ad una detrazione fiscale? Si tratta di
Per determinate spese dunque, come quelle sanitarie o per le ristrutturazioni edilizie, il Fisco riconosce una detrazione pari ad una determinata percentuale (ad esempio il 19, il 36 o il 55 per cento dell’onere sostenuto). Con la detrazione si ottiene un risparmio fiscale pari alla percentuale detraibile della spesa effettuata.
Prestiti personali detraibili, chi ha diritto al rimborso?
In linea generale un privato non ha diritto al rimborso degli interessi sui prestiti personali attraverso le detrazioni fiscali, nemmeno parzialmente: la questione si pone favorevolmente invece per determinate categorie di soggetti, come i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, ma medesimo discorso vale anche per le ditte individuali. Dunque la detrazione degli interessi passivi è ammissibile per i prestiti che siano stati stipulati per una precisa finalità, ossia per corroborare lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Ristrutturazione e riqualificazione energetica
Vi sono poi casi particolari di prestiti detraibili, ed è il caso ad esempio dei finanziamenti destinati alla ristrutturazione casa e alla riqualificazione energetica della stessa, godendo delle agevolazioni previste dallo Stato.
La detrazione va indicata al momento della dichiarazione dei redditi nel quadro E, sezione III A e III B nei righi dall’E41 all’E53.
Diverso è il caso della riqualificazione energetica, dove sono previste diverse forme di detrazione fiscale:
- Detrazione del 65 per cento fino a fine 2017 per interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti. La spesa massima detraibile varia in base al tipo di intervento realizzato e la detrazione viene divisa in 10 quote annuali di pari importo.
- Detrazione del 70 per cento dal 2017 fino a fine 2021 per gli interventi condominiali che riguardano la facciata esterna dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio stesso. Limite di spesa massima di 40mila euro per unità abitativa.
- Detrazione del 75 per cento se l’intervento è finalizzato a migliorare la prestazione energetica estiva e invernale del condominio, conseguendo almeno la qualità media fissata dal decreto ministeriale del 26 giugno 2015. Limite di spesa massima di 40mila euro per unità abitativa.
- Detrazione del 36 per cento dal 1 gennaio 2018 per gli interventi su singole unità abitative per una spesa massima di 48mila euro.
- Detrazione del 36 per cento dal 1 gennaio 2022 per interventi su interi condomini per una spesa massima di 48mila euro.
La detrazione va indicata nel quadro E, sez. IV Righi E61/E62.
Prestiti e mutui agrari
Un altro caso particolare da analizzare circa le detrazioni fiscali sugli interessi riguarda i prestiti e i mutui agrari, le cui somme pagate possono essere detratte per una cifra uguale o inferiore alla somma del reddito agrario e del reddito dominicale dichiarati. In tale somma deve essere inclusa anche la quota di reddito dominicale e agrario, eventualmente presente, corrispondente alla quota di partecipazione in società di persone impegnate nella suddetta attività agricola.